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  Emilia De Biasi 

  Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato 

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  • Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato
  • Milano, Italia
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Lettera43

Per parlare di politica in generale, di sanità, di cultura e della condizione femminile. Un racconto a modo mio di cosa succede in Senato e dei miei incontri con gli elettori e i cittadini in tutta Italia.

Tumori femminili. Bene lo screening, ma non basta

Questa mattina sono intervenuta nel corso della discussione delle mozioni sui tumori femminili.  Di seguito potete leggere il mio intervento

Signora Presidente, la materia chiaramente immensa; noi ci siamo limitati, con queste mozioni, a evidenziare il tema dello screening principalmente e, quindi, di una delle strategie di prevenzione pi efficaci. Peraltro, credo anch'io che rispetto allo screening come strategia di prevenzione forse bisognerebbe essere pi precisi anche all'interno dei livelli essenziali di assistenza, sperando naturalmente che questi vengano prima o poi pubblicati, poich credo che tutti abbiamo l'urgenza di sapere a che punto siamo e come saranno condotti i Nuovi LEA.

Il tema, tuttavia, riguarda molto di pi: gli aspetti clinici, quelli diagnostico-terapeutici ma anche quelli psicologici e assistenziali, che, data la struttura delle mozioni, sono rimasti un po' in secondo piano, ma che ci tengo a rimarcare perch il tumore al seno porta con s peculiarit proprie di tutti i tumori che riguardano l'apparato riproduttivo. Mi riferisco ai problemi relativi alla femminilit, alla sessualit, alla fertilit. Come elemento di comorbidit abbiamo disturbi emotivo-affettivi. Insomma, una sfera, come dicevano anche le colleghe, molto complessa, dove gli elementi di evidenza scientifica sono drammaticamente associati a quelli psicologici, che vanno assolutamente ricondotti in un piano unitario sulla salute della donna. Su questo continuo a insistere perch il tumore al seno parte di quel percorso.

Prevenzione significa partire dall'alimentazione, dai quei fattori di rischio, primo tra tutti il fumo, per il cancro alla mammella, ma significa anche accessibilit alla prevenzione, alle cure e a un'assistenza territoriale degna di questo nome.

Ricordo, ad esempio, le strategie di cure palliative, in particolare sulla terapia del dolore, che non riguardano solo la terminalit, ma riguardano, in generale, le persone che hanno una cronicit...  Ricordo ancora un'assistenza territoriale degna di questo nome. C' infatti un tema che riguarda la solitudine delle donne quando si trovano in una condizione di salute cos drammatica rappresentata dal tumore alla mammella.

Molte cose sono state fatte, molti passi avanti sono stati fatti. Mi permetto di aggiungere l'accessibilit ai farmaci oncologici, la continuit terapeutica ed assistenziale sul territorio e il contributo delle associazioni e su quest'ultimo punto voglio terminare. C' un tema importante, le donne negli anni sono diventate paziente competente, paziente esperto; sono in grado di essere coinvolte e devono quindi esserlo maggiormente nel percorso di definizione di un piano organico. Vi sono esperienze importanti con gli ospedali, come i bollini rosa, ma vi sono tante associazioni che da vicino si occupano di questo tema, partendo dall'esperienza soggettiva delle donne che non di secondo piano. chiaro per, mi rivolgo al Sottosegretario e al Governo, che sostengo che noi abbiamo bisogno di incentivare ulteriormente il lavoro affinch tutto quello che stato fatto fino ad ora e quello che si potr fare abbia un'omogeneit sul territorio nazionale. Non infatti pi tollerabile che vivere o sopravvivere ad un tumore, ad un cancro alla mammella, dipenda dal luogo in cui si vive. Non accettabile. Le opportunit devono essere uguali per i cittadini italiani, devono essere uguali per le donne; le stesse donne che lottano ogni giorno per guarire, per riuscire a superare questo grande ostacolo, non possono vedersi umiliare da scelte regionali cos difformi. Su questo credo, caro Sottosegretario, che noi abbiamo bisogno di lavorare ancora molto.

Gli screening sono importanti, ma - permettetemi di dirlo - non sono l'unica strada; c' per fortuna un'innovazione tecnologica, c' per fortuna un'innovazione nel campo della farmaceutica e, soprattutto, deve esserci l'idea secondo cui lo screening non uno strumento e una finalit, ma il passaggio ad una strategia di prevenzione. Quante donne, anche giovani, avremmo potuto curare per tempo se gli ospedali nelle diverse Regioni avessero fatto quello che le Regioni devono fare, cio informare i cittadini, le donne e decidere, con loro e per loro, percorsi diagnostici e di prevenzione a partire dagli screening. Questo purtroppo non viene fatto e lo sappiamo perfettamente. Quella cosa orribile che, con una bruttissima definizione, si chiama turismo sanitario, continua ad andare avanti. Non possiamo tollerare che le capacit professionali di tanti medici vengano umiliate nel non poter curare le donne perch ci sono scelte che decidono di andare in un'altra direzione e spendere i soldi della sanit per la prevenzione e per la cura, se non addirittura con gravi problemi di legalit.

Credo allora, Sottosegretario, che noi su questo dobbiamo fare uno sforzo, dare pari opportunit alle donne nel campo della salute; partire dal tumore al seno e dagli screening un primo passo. Mi auguro, visto che le donne non sono solo il loro seno, che si possa finalmente arrivare ad un progetto unico e unitario sulla salute delle donne, perch noi siamo tutto, non siamo solo una parte di noi stesse.

 

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